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Allergologia

Faber Test

Il Test FABER 244 è un test di allergologia molecolare di ultima generazione. Testa più di 480 tra allergeni molecolari ed estratti allergenici, attraverso un prelievo di sangue. Questo tipo...
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Prick Test

È un esame a lettura immediata (10-15 minuti) che indaga la presenza di allergie ad allergeni alimentari o inalanti (pollini, polvere). Il test viene generalmente eseguito ponendo sulla cute del...
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Rast Test

Sono spesso consigliati a completamento di una visita allergologica. Test sierologici sono infatti utili per confermare o smentire quanto emerso dalle prove in vivo (prick test) e per indagare eventuali...
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Patch Test

È un esame a lettura ritardata (48-72 ore), che indaga la presenza di dermatiti di natura allergica o sintomi gastrointestinali. Consiste nell’applicazione sul dorso di cerotti sui quali sono incorporati...
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Visita Allergologica

È preferibile far precedere gli esami allergometrici (prick test e patch test) da una visita medica durante la quale il colloquio tra medico e paziente porti alla luce tutti i...
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Dottoressa Di Muzio come può definire l’allergia?
È la reazione anomala di un organismo che entra in contatto con sostanze innocue per i soggetti normali. Le sindromi allergiche vengono studiate con il ricorso ad esami diagnostici per individuare le reazioni immunitarie specifiche verso l’allergene responsabile.

L’allergia può essere di origine genetica?
Si. Più individui della stessa famiglia possono esserne interessati.

Quali sono le allergie più diffuse?
Quelle respiratorie sono scatenate da pollini, acari della polvere, derivati del pelo degli animali, muffe. Le manifestazioni cliniche vanno dalla comune rinite allergica (che può essere perenne o con caratteristico andamento stagionale come nel caso primaverile da polline di graminacee) all’asma bronchiale.

Come si arriva alla diagnosi di un’allergia respiratoria?
La diagnosi si avvale di una accurata anamnesi, di test di laboratorio e strumentali (come la spirometria), di prove allergometriche cutanee (Prick test).

Le allergie alimentari da cosa sono causate?
Sono causate da alimenti o da sostanze chimiche in essi contenute. Possono manifestarsi con i sintomi più vari. Tra questi il prurito e l’orticaria, le sindromi respiratorie (rinite allergica, asma bronchiale), le sindromi orali o gastrointestinali (vomito, diarrea), fino a quelle sistemiche gravi (shock anafilattico). Gli alimenti più frequentemente responsabili di una sensibilizzazione di tipo allergico sono rappresentati dal latte vaccino e suoi derivati, dall’uovo, da alcuni tipi di pesce, vari vegetali, molluschi e lumache. Accanto alle allergie alimentari, le cosiddette “intolleranze” (malattia celiaca, intolleranza al lattosio, tra gli esempio) presentano generalmente una sintomatologia diversa e, salvo rare eccezioni, sono di pertinenza dello specialista gastroenterologo.

Come si arriva alla diagnosi sulle allergie alimentari?
Attraverso esami di laboratorio, prove cutanee, consulenze con diversi specialisti. In alcuni casi, è opportuno effettuare le prove allergometriche per gli alimenti in un ambiente ospedaliero dedicato, per poter far fronte a qualsiasi reazione grave che si possa verificare.

Esistono le allergie a farmaci. Come ci si comporta?
Le reazioni di ipersensibilità a farmaci non sono sempre di natura allergologica ma, talvolta, sono da ascrivere a meccanismi di intolleranza, pseudoallergia o vera e propria tossicità. Le manifestazioni cliniche possono comparire immediatamente o tardivamente dopo l’assunzione del farmaco e possono essere di lieve entità come nel caso di esantemi cutanei, orticaria, dermatiti di vario tipo, oppure gravi, come lo shock anafilattico, certamente la reazione di maggior rilievo clinico. La visita allergologica è fondamentale soprattutto per la raccolta di informazioni che consentano di capire se la reazione allergica possa realmente essere attribuita al principio attivo sospettato oppure ad un eccipiente o ad una particolare condizione clinica che abbia predisposto il paziente alla reazione indipendentemente dal farmaco.

Come si giunge in questo caso alla diagnosi?
La diagnosi non può prescindere da un’anamnesi approfondita e da test diagnostici specifici, in vitro e in vivo, questi ultimi devono essere praticati in ambiente ospedaliero ove siano disponibili tutte le attrezzature e le competenze specialistiche necessarie per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza.

Anche le allergie da veleno di insetti sono diffuse?
Sì. I veleni di insetti (Imenotteri: api, vespe, calabroni) possono dar luogo a reazioni locali e generali, fino allo shock anafilattico, in particolare in soggetti esposti a numerose punture per motivi professionali. Per la presenza, nei veleni di Imenotteri, di componenti ad attività tossica o irritante primaria, in seguito a puntura di Imenottero si verifica in tutti i soggetti una reazione eritemato-pomfoide, pruriginosa e spesso dolente, che regredisce solitamente entro poche ore. In alcuni individui si può produrre una reazione estesa, una grave tossicità dovuta all’iniezione di grandi quantità di veleno per numerose punture, o una reazione allergica vera e propria. Anche in questo caso, dunque, è consigliabile rivolgersi ad una struttura ospedaliera che effettui indagini diagnostiche specifiche e per la messa a punto di un eventuale immunoterapia desensibilizzante.

Infine le allergie da contatto come si manifestano?
Prurito, dermatite da contatto, orticaria ma anche disturbi respiratori o gastroenterici possono conseguire all’incontro ripetuto o prolungato con sostanze chimiche diverse, tra cui: cosmetici, farmaci per uso locale, sostanze di origine vegetale. Un classico esempio di sostanza allergenica in questo senso è rappresentato dal Nichel, un metallo ubiquitario in natura, presente sia in manufatti metallici sia in articoli da bagno che in alimenti. In questo caso, la diagnosi allergologica si avvale dei Patch test, cerotti che si applicano sulla cute e si rimuovono dopo 48-72 ore, consentendo di identificare l’allergene alla base della sintomatologia lamentata.

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Si. Più individui della stessa famiglia possono esserne interessati.

Quelle respiratorie sono scatenate da pollini, acari della polvere, derivati del pelo degli animali, muffe. Le manifestazioni cliniche vanno dalla comune rinite allergica (che può essere perenne o con caratteristico andamento stagionale come nel caso primaverile da polline di graminacee) all’asma bronchiale.

La diagnosi si avvale di una accurata anamnesi, di test di laboratorio e strumentali (come la spirometria), di prove allergometriche cutanee (Prick test).

Sono causate da alimenti o da sostanze chimiche in essi contenute. Possono manifestarsi con i sintomi più vari. Tra questi il prurito e l’orticaria, le sindromi respiratorie (rinite allergica, asma bronchiale), le sindromi orali o gastrointestinali (vomito, diarrea), fino a quelle sistemiche gravi (shock anafilattico). Gli alimenti più frequentemente responsabili di una sensibilizzazione di tipo allergico sono rappresentati dal latte vaccino e suoi derivati, dall’uovo, da alcuni tipi di pesce, vari vegetali, molluschi e lumache. Accanto alle allergie alimentari, le cosiddette “intolleranze” (malattia celiaca, intolleranza al lattosio, tra gli esempio) presentano generalmente una sintomatologia diversa e, salvo rare eccezioni, sono di pertinenza dello specialista gastroenterologo.

Le reazioni di ipersensibilità a farmaci non sono sempre di natura allergologica ma, talvolta, sono da ascrivere a meccanismi di intolleranza, pseudoallergia o vera e propria tossicità. Le manifestazioni cliniche possono comparire immediatamente o tardivamente dopo l’assunzione del farmaco e possono essere di lieve entità come nel caso di esantemi cutanei, orticaria, dermatiti di vario tipo, oppure gravi, come lo shock anafilattico, certamente la reazione di maggior rilievo clinico. La visita allergologica è fondamentale soprattutto per la raccolta di informazioni che consentano di capire se la reazione allergica possa realmente essere attribuita al principio attivo sospettato oppure ad un eccipiente o ad una particolare condizione clinica che abbia predisposto il paziente alla reazione indipendentemente dal farmaco.

La diagnosi non può prescindere da un’anamnesi approfondita e da test diagnostici specifici, in vitro e in vivo, questi ultimi devono essere praticati in ambiente ospedaliero ove siano disponibili tutte le attrezzature e le competenze specialistiche necessarie per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza.

Sì. I veleni di insetti (Imenotteri: api, vespe, calabroni) possono dar luogo a reazioni locali e generali, fino allo shock anafilattico, in particolare in soggetti esposti a numerose punture per motivi professionali. Per la presenza, nei veleni di Imenotteri, di componenti ad attività tossica o irritante primaria, in seguito a puntura di Imenottero si verifica in tutti i soggetti una reazione eritemato-pomfoide, pruriginosa e spesso dolente, che regredisce solitamente entro poche ore. In alcuni individui si può produrre una reazione estesa, una grave tossicità dovuta all’iniezione di grandi quantità di veleno per numerose punture, o una reazione allergica vera e propria. Anche in questo caso, dunque, è consigliabile rivolgersi ad una struttura ospedaliera che effettui indagini diagnostiche specifiche e per la messa a punto di un eventuale immunoterapia desensibilizzante.

Prurito, dermatite da contatto, orticaria ma anche disturbi respiratori o gastroenterici possono conseguire all’incontro ripetuto o prolungato con sostanze chimiche diverse, tra cui: cosmetici, farmaci per uso locale, sostanze di origine vegetale. Un classico esempio di sostanza allergenica in questo senso è rappresentato dal Nichel, un metallo ubiquitario in natura, presente sia in manufatti metallici sia in articoli da bagno che in alimenti. In questo caso, la diagnosi allergologica si avvale dei Patch test, cerotti che si applicano sulla cute e si rimuovono dopo 48-72 ore, consentendo di identificare l’allergene alla base della sintomatologia lamentata.

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